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NOTHING ABOUT ME, WITHOUT ME.


Il Patient empowerment


Patient empowerment è un processo che aiuta le persone ad acquisire controllo, attraverso l’iniziativa, la risoluzione di problemi, l’assunzione di decisioni, che può essere applicato in vari contesti nell’assistenza sanitaria e sociale. Ma è anche diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte.

“Patient empowerment─who empowers whom?”. Questo è il titolo di un recente editoriale di Lancet[1] che riferisce della prima Conferenza Europea sul Patient Empowerment, tenutasi a Copenhagen, Danimarca, e organizzata dall’omonimo Network Europeo (ENOPE 2012). La conferenza si è svolta con il patrocinio della Presidenza danese della Unione Europea, ed è stata organizzata dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, dal Ministero della Salute danese, dal Comitato Danese per l’Educazione alla Salute, dalla Fondazione svizzera Careum e dal gruppo inglese Expert Patient.

Della Conferenza riferisce anche il British Medical Journal, nella sezione News[2]. Una definizione di patient empowerment data dagli organizzatori della Conferenza è: “un processo che aiuta le persone ad acquisire controllo, attraverso l’iniziativa, la risoluzione di problemi, l’assunzione di decisioni, che può essere applicato in vari contesti nell’assistenza sanitaria e sociale”.

La letteratura recente, fornisce altre definizioni che, oltre che al processo, tengono conto dell’obiettivo, descrivendo l’empowerment del paziente nei termini del diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte[3]. In generale, il principio guida è quello dell’autodeterminazione (“nothing about me, without me”) Lo sviluppo degli interventi capaci di empower sembra essere una direzione logica, data l’enfasi recentemente assegnataall’assistenza centrata sul paziente.

L’empowerment, per quanto estesamente citato e indicato come orientamento da assumere nei sistemi sanitari, è, però concetto e pratica la cui complessità non può essere trascurata. Anderson e Funnell[4] hanno chiaramente indicato come l’empowerment del paziente richieda un cambiamento di paradigma rispetto al modo in cui la medicina è stata tradizionalmente praticata e che i cambiamenti di paradigma trovano una forte resistenza sia negli operatori sanitari che nei pazienti Aujoulat, d’Hoore, and Deccache[5] hanno identificato due dimensioni chiave necessarie allo sviluppo dell’empowerment del paziente: una trasformazione personale del paziente e una relazione interpersonale di co-creazione con gli operatori sanitari. In altri termini coinvolgere i pazienti nella loro cura richiede di più che fornire materiale e suggerire che facciano domande, richiede una trasformazione della dinamica personale tra paziente ed operatore, oltre che del sistema di offerta.

Patient Education Research Center dell’Università di Stanford

Nella Conferenza sono stati toccati vari aspetti riguardanti il patient empowerment: l’alfabetizzazione sanitaria (health literacy), l’autogestione delle malattie croniche ed il ruolo della tecnologia.

Un tratto comune delle istituzioni che hanno promosso l’iniziativa è il fatto che sono tutte coinvolte, nei propri Paesi , nell’implementazione del Programma di Autogestione delle Malattie Croniche sviluppato dal Patient Education Research Center dell’Università di Stanford.

La storia di questo Programma è affascinante, essendo un esempio di successo di una “traveling technology” [6].

Il Programma di Autogestione delle Malattie Croniche nasce in California a metà degli anni ’70. L’educazione dei pazienti cronici sta iniziando a muovere i primi passi per darsi una base teorica e metodologica, sulla spinta di una rivendicazione di partecipazione e autonomia nelle scelte riguardanti il corpo e la salute, promossa dai movimenti che animano la società statunitense, primo tra tutti il movimento femminista.

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Fonte: www.saluteinternazionale.info