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ITALIANI: PIU' LONGEVI MA PIU' POVERI


Primo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile realizzato dal Cnel e dall’Istat.


13 MAR - È questa l’immagine che si può trarre dal primo Rapporto sul Benessere equo e sostenibile realizzato dal Cnel e dall’Istat. In cui si parla anche di salute.
Benessere equo e sostenibile: Bes. Sarà forse questo l’acronimo che in futuro sostituirà il Pil, il Prodotto interno lordo, quando parleremo della crescita, del progresso di una società. Nel dibattito internazionale, infatti, si parla sempre più spesso di “superare il Pil” come indice di sviluppo, nel convincimento sempre più diffuso che i parametri di progresso non possano essere solo economici, ma anche sociali e ambientali. E, tra questi, c’è naturalmente anche la salute.
Nel nostro Paese a lavorare a questo progetto di “superamento del Pil, sono Cnel e Istat che proprio nei giorni scorsi hanno presentato il primo Rapporto Bes 2013, risultato del lavoro su 134 parametri che descrivono 12 settori considerati. A cominciare proprio dalla salute, per la quale vengono presi in considerazione 14 indicatori, dalla speranza di vita alla nascita fino all’alimentazione.

Aumenta la vita media. Negli ultimi dieci anni la vita media in Italia è aumentata di 2,4 anni per gli uomini e di 1,7 anni per le donne. Siamo così arrivati, nel 2011, a una durata media per i primi di 79,4 anni e di 84,5 anni per le seconde, con valori leggermente più bassi nel Mezzogiorno, rispettivamente 78,8 e 83,9 anni.

La speranza di vita in buona salute. Un nuovo nato in Italia nel 2010 può contare su 59,2 anni di vita in buona salute se maschio, 56,4 se femmina, con uno svantaggio, anche in questo caso, per i residenti nei Mezzogiorno, rispetto alla media, di 2,8 anni peri maschi e 2,3 anni per le femmine. Ma la maggiore longevità delle donne non è accompagnata da una migliore qualità della sopravvivenza poiché sono colpite più frequentemente e più precocemente rispetto agli uomini da malattie meno letali (tipo artrite, artrosi, osteoporosi), ma con un decorso che può degenerare in condizioni più invalidanti. Di conseguenza, ci si può attendere che oltre un terzo della vita di una donna sia vissuto in condizioni di salute non buone, mentre per gli uomini la proporzione di anni vissuti in condizioni di salute non buone è del 25,4%.

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Fonte: IPASVI