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IL LEGAME DI PAPA FRANCESCO


Con l'Infermiere Santo Artemide Zatti


14 MAR - Fu decisiva la sua testimonianza per la beatificazione del salesiano, avvenuta nel 2002 sotto Giovanni Paolo II.

La vocazione all'ascolto e all'assistenza dei più deboli è certamente il tratto più umano e più vicino al "sentire" di noi infermieri del nuovo Papa Francesco.
C'è però una circostanza della sua vita che lo lega ancora di più alla professione infermieristica e all'universo sanitario in generale.
Jorge Mario Bergoglio, nel 1986, chiese un'intercessione ad Artemide Zatti - un italiano emigrato pure lui in Argentina e divenuto salesiano - ottenendone piena soddisfazione, con un numero di vocazioni senza precedenti in un periodo in cui si registrava una cronica carenza di novizi. Questa circostanza sarà decisiva ad avvicinare Zatti - divenuto poi famoso come infermiere - alla beatificazione decisa nel 2002 da Giovanni Paolo II.

Bergoglio fu particolarmente colpito dalla storia umana e professionale del salesiano: la sua fama di "infermiere santo" si diffondeva in quegli anni per tutto il Sud America e da tutta la Patagonia gli arrivavano ammalati da assistere. Non era raro il caso di degenti che preferivano la visita dell'infermiere santo a quella dei medici.

Artemide amò i suoi pazienti in modo davvero commovente. C'è chi ricorda di averlo visto portar via sulle spalle verso la camera mortuaria il corpo di un ricoverato morto durante la notte, per sottrarlo alla vista degli altri malati. Fedele allo spirito salesiano e al motto lasciato in eredità da Don Bosco ai suoi figli – "lavoro e temperanza" - svolse un'attività prodigiosa con abituale prontezza d'animo, con eroico spirito di sacrificio, con distacco assoluto da ogni soddisfazione personale, senza mai prendersi vacanze e riposo.

Nel 1950 l'infaticabile infermiere cadde da una scala e fu in quella occasione che si manifestarono i sintomi di un cancro che egli stesso lucidamente diagnosticò. Continuò tuttavia ad attendere alla sua missione ancora per un anno, finchè dopo sofferenze eroicamente accettate, si spense il 15 marzo 1951 in piena coscienza, circondato dall'affetto e dalla gratitudine di un'intera popolazione.

Fonte: IPASVI